Potrebbe sembrare pleonastico occuparsi della terapia del cancro del colon destro. In realtà negli ultimi anni l’osservazione della sopravvivenza per questo tipo di tumore ha spesso mostrato una prognosi peggiore di quella del colon sinistro o del retto. Per dare una risposta a questo dato si è richiamata l’attenzione su vari fattori: il ritardo diagnostico, la forma più avanzata, il differente pattern tumorale, la mancata risposta alla chemioterapia adiuvante, la mancata radicalità dell’intervento chirurgico. In effetti il cancro del colon destro ha un accrescimento differente da quello sinistro, con lesioni piatte che possono sfuggire agli esami di screening od essere rimosse con difficoltà per via endoscopica favorendo magari le recidive locali. La presenza di MSI (instabilità dei microsatelliti) o di mutazione dei geni del mismatch repair (MMR) spiegano la mancata risposta alla chemioterapia tradizionale e potrebbero indirizzare all’uso dell’immunoterapia. La stessa chirurgica che in aperto sembrava standardizzata con l’emicolectomia destra, è stata sottoposta ad un’attenta rivisitazione. Nel 2009, Werner Hohenberger, chirurgo di Erlangen, ha dimostrato il valore di una rimozione completa del mesocolon destro per aumentare la radicalità dell’intervento sia nella chirurgia aperta che in quella mini-invasiva. Credo pertanto che sia bene discutere di come oggi vada affrontata la cura del carcinoma del colon destro, molti sono i quesiti da porsi e le risposte da dare: quando lesioni apparentemente iniziali o non ancora invasive possono essere rimosse endoscopicamente, come studiare istologicamente e molecolarmente il tumore, come operarlo, quando eseguire una chemioterapia complementare, in quali casi potrebbe essere utile l’immunoterapia.

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La partecipazione ai simposi sarà gratuita, ma per ottenere i crediti ECM è necessaria l’iscrizione e la compilazione del questionario di valutazione dell’apprendimento. Saranno forniti ai discenti sia pubblicazioni chiave sul tema trattato che le presentazioni dei docenti.